Comune di Senorbì

Museo Archeologico Sa Domu Nosta

Il museo ha sede in una casa padronale, il cui impianto originario risale all’inizio dell’ottocento.
Il complesso si sviluppa intorno alla corte chiusa in acciottolato, nella quale è stato ricavato un pozzo.
Nei primi anni del nostro secolo fu costruito il primo piano, dove è attualmente ospitato l’allestimento.
 
Nella prima sala sono presenti i manufatti provenienti dal territorio di Senorbì, compresi in un arco temporale che va dal Neolitico Antico all’età Medievale (III millennio a.C. – XIV sec.). le vetrine dedicate alla preistoria contengono oggetti litici e ceramici della cultura di Ozieri, di Monte Claro, del Campaniforme e di Bonnanaro, rinvenuti sia in necropoli che in abitazioni.
 
La pregevole fattura dello strumentario in ossidiana e in selce, le ricche decorazioni di bicchieri, tazze e tripodi, testimoniano l’articolato livello di vita raggiunto da queste popolazioni, nonché gli scambi commerciali e le correnti migratorie che interessarono le regioni europee e il bacino del Mediterraneo.
 
Seguono le attestazioni pertinenti alla civiltà nuragica, il cui monumento più importante, allo stato attuale degli studi, è il Nuraghe di Sisini, che presenta una pianta anomala con un atrio rettangolare antistante la camera circolare, come quella dei templi a pozzo.
 
Alla fine del VI secolo, quando Cartagine, la più importante città fenicia d’Occidente, impose il suo dominio, anche la Sardegna fu coinvolta nella nuova politica espansionistica.
Nelle pianure agricole, alle spalle del porto di Cagliari, furono fondati numerosi insediamenti rurali, tra i quali il più importante fu quello di Santu Teru, che grazie alla felice posizione divenne presto un fiorente centro urbano.      
 
La presenza di abbondante materiale di importazione greco e centro italico testimonia la ricchezza di queste popolazioni. Quasi tutti i villaggi fondati in età punica furono abitati durante il periodo romano, quando alla fine del III secolo a.C., la Sardegna fu ceduta ai nuovi conquistatori.
 
I materiali presentati provengono dai centri rurali e dalla necropoli, dove è documentato il rito della incinerazione e quello dell’inumazione.
In età altomedievale e medievale non si riscontra l’elevata antropizzazione del territorio, attestata nei periodi precedenti. I borghi sorgono prevalentemente intorno ai santuari e solo in alcuni di quelli la frequentazione continua sino ai nostri giorni.
 
La seconda sala ospita i reperti rinvenuti durante gli scavi della necropoli di Monte Luna, dove, tra il V e il III sec. a.C., furono sepolte le genti sardo-puniche che abitarono l’antistante collina di Santu Teru. Dalle camere ipogeiche provengono i monili e il vasellame, che accompagnano il riposo dei defunti, e gli amuleti, che dovevano proteggerli nella vita terrena  come in quella ultraterrena, i più diffusi dei quali sono gli scarabei, prodotti nelle botteghe di Tharros, benché di origine egiziana.